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Beethoven Rarities (vol.4)
Unfinished Piano Concerto (Hess 15)
(World Premiere Recording)
Gratulationsmenuett WoO3
Mödlinger Tänze WoO 17
Musik zu einem Ritterballett WoO 1
 
1
Piano Concerto Hess 15
2
Gratulationsmenuett WoO3
3
Mödlinger Tänze 1
4
Mödlinger Tänze 2  
5
Ritterballett - Mersch
   
  Maurizio Paciariello, piano
Sassari Symphony Orchestra
Roberto Diem Tigani
 

 


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-----Beethoven: Movimento del Concerto per pianoforte e orchestra incompiuto "Hess 15"
-----"Piano Concerto in D major unfinished of 1815: così recita il frontespizio della "performing edition based on Artaria 184 by Nicholas Cook" elaborata nel 1987 (con il contributo di Kelina Kwan). Era, meglio sarebbe stato il sesto concerto di una serie che con il quarto in Sol magg. e il quinto il Mi bem. magg. aveva toccato i vertici massimi dell'arte di Beethoven, unitamente a diverse sinfonie, alcune ouvertures, parecchie sonate. Un lusso, a confronto dell'unico grande concerto per violino, del cosiddetto triplo concerto (per violino, violoncello e pianoforte) e a fianco della mancanza di concerti per altri archi e per questo o quello strumento a fiato; ma un lusso, si sa, destinato a rimanere virtuale. Per varie ragioni: anzitutto perché, appunto, si tratta di un lavoro incompiuto, il primo movimento di una forma normalmente tripartita limitato a 375 battute; poi perché Beethoven era un musicista talmente sicuro del "fatto suo" in termini ideali da non esserlo quasi mai in termini materiali, d'acchito di scrittura, per cui era sempre pronto a intervenire e cambiare e stravolgere quanto aveva già trasferito sulla pagina (il famoso, sempiterno problema degli "abbozzi" beethoveniani, che non ha verun parallelo, per esempio, con Haydn o Mozart); quindi perché il pezzo appartiene alla piena maturità, a quello che si usa definire terzo e ultimo periodo della creatività di Beethoven, ed è per questo esigentissimo sotto il profilo dell'esegesi "critica"; infine perché il lavoro fu interrotto pochi mesi dopo l'inizio, all'inizio del 1815, e Beethoven, per quanto morto non vecchio, ebbe un paio di lustri abbondante per completarlo ma non si decise mai a farlo. Con tutto ciò, l'ampio frammento merita ogni riguardo e attenzione, ché la prima metà (fino alla battuta 182) in sostanza è tutta d'autore e il senso espressivo generale sembra inequivocabile; s'aggiunga l'operazione ricostruttiva dell'esimio studioso inglese (professore alla Royal Holloway University di Londra), che pur agendo con ogni cautela, non arrogandosi alcunché e dichiarandosi "strictly pragmatic", ha dato luogo a una stesura complessivamente chiara e coerente. Inequivocabile, il senso, e certo ascrivibile più alla maniera nobile, sostenuta, appassionata ma sempre positiva dei due concerti precedenti, del concerto per violino, delle sonate pianistiche opp. 81a e 90 (questa esattamente coetanea), delle sinfonie nn. 4 e 7 e 8 piuttosto che a quella furibonda e demoniaca di un Coriolano, di una Quinta o di una Nona.
----
Piero Mioli (estratto dalle note di copertina)

 
Beethoven Rarities (vol.5)
Rare Piano Trios
Anhang 3
(World Premiere Recording)
Hess 48, WoO 38, WoO 39, Op. 11
 
1
Trio Anhang 3 (1. mov)
3
Allegretto Hess 48
4
Trio WoO 38 (1.mov)
7
Allegretto WoO 39
8
Trio Op. 11 (1. mov)
   
  Frank Bridge Trio
Roberto Mazzola
, violin
Giulio Glavina
, cello
Mariangela Marcone, piano
 

 


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-----Meanwhile, the Trio Anhang 3 in D major, which has been somewhat overlooked, deserves separate mention. Attributed to Mozart up until 1910 (Köchel, A. 52a), the Trio was subsequently reattributed to Beethoven in 1926 by Wyzewa and Saint-Foix, together with four other pieces: The Rondò Anh. 6, for piano (now acknowledged as being authentic), and the Three Pieces for Pianoforte (piano duet) Anh. 8 (which are certainly apocryphal). The precise attribution of the Trio is still the subject of musicological research, since its authorship is undecided between Ludwig and his brother, Carl van Beethoven. Should the latter hypothesis be confirmed, we would have a real revelation on our hands: Carl van Beethoven would be identified as an excellent composer, capable of composing a work of great expressive quality, not without a number of interesting analogies, recognizable in the opening Allegro in the first Op. 1 Trio. The version proposed here is the first complete one in the 33 missing bars (from bar 63 to 96 in the first movement) reconstructed by Albert Willem Holsbergen, at the conclusion of a study carried out by the Beethoven Research Centre, “Unheard Beethoven”. The world premiere of this version, performed by the same musicians who feature in this recording, took place at Moneglia, near Genoa, in August 2005
----Armando Orlandi (from the note cover).

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